Primavera:narrativa

Il bosco di betulle Disgelo Durante un temporale
Mattina d'aprile La gita Bill il cercatore d'oro
Desiderio di verde Biancafronte Le quaglie
Pioggia di primavera Tramonto di primavera Bimini
La mia rondine La rinascita degli olivi Nella tana del coniglio
Le Langhe a primavera Risveglio I miei tre merli

Il bosco di betulle

Il fogliame delle betulle era quasi completamente verde,benchè notevolmente impallidito;soltanto qua e là si alzava la betulla tutta rossa,o tutta aurea,e bisognava vedere come si accendeva vivamente al sole,quando i suoi raggi si facevano strada d'un tratto,attraverso la fitta rete delle ramaglie sottili,appena lavate dalla pioggia scintillante.Non si udiva nessun uccello:Tutti si erano riparati e tacevano;soltanto di tanto in tanto tinniva,come un campanello d'acciaio,la vocetta beffarda della cingallegra.
(I.Turghèniev le memorie di un cacciatore)

 

 

Mattina d'aprile

Era una mattina serena con un sole così vivido che abbagliava.Il paese,appollaiato su una costa sul mare,pareva vestito a festa,come le contadine.Le facciate delle case,le porte ,le cancellate,ravvivate dalla luce limpida,sembravano pitturate da poco.Gli alberi,le siepi dei piccoli giardini brillavano di un verde primaverile.Le strade erano gremite di gente,nella piazza e dove c'era posto i merciai ambulanti urlavano dietro le loro bancarelle,agitandosi con gesti di marionette.Il sole brillava sulle lustre foglie dei vecchi alberi ; i tronchi s'infittivano di rametti nuovi ;l'aria ferma,piena dell'odore del fogliame,vibrava di un ronzio fastidioso di mosche.
(G:Cavani Le stagioni)

 

 

Desiderio di verde

Marcovaldo guidò i suoi bambini per una stradina che saliva tra il verde.Tutto era pace,silenzio.Salirono fin quasi sulla cresta della collina,che sovrastava l'abitato.Si vedeva la città in lontananza.I bambini si rotolavano su un prato come se non avessero fatto altro in vita loro.Corse,capriole,salti rotolate....
Venne un filo di vento;era già sera.Il tempo era passato in un lampo.In città,là in fondo,qualche luce si accendeva con un confuso brillio.
Allora Marcovaldo fu preso dalla tristezza di dover ritornare laggiù....
Michelino gli venne vicino,lo prese per mano e gli chiese sottovoce:
-Papà.perchè non veniamo a stare qui?_

(I.CalvinoMarcovaldo)

 

 

Pioggia di primavera

Mentre la terra era ancora immersa nel riposo invernale,una lunga pioggia leggera è scesa a cullare la fine del suo sonno.Lei sentiva,ma ancora non si svegliava.Dolce dormire.Sorrideva dietro le palpebre chiuse,a sentirsi frugare tra l'erba,a sentirsi toccare le violette ancora nascoste.Picchiettandola con le lunghe dita leggere,la pioggia le faceva il solletico e le diceva:
-Svegliati-E mormorava ancora:
_Svegliati. -E poi:
-Su,su-E' l'ora,vestiti-
E la terra fingeva ancora di dormire,perchè nulla era più dolce di quella carezza leggera e di quel dormiveglia.Alla fine ha aperto gli occhi delle margheritine,ed è rimasto un odore di terra bagnata nei giardini.
(A.Campanile)

 

 

La mia rondine

la "mia" rondine arrivava sempre il ventuno di marzo,proprio il primo giorno di primavera,con qualunque tempo,anche se pioveva.Svegliandomi la mattina restavo alla finestra a guardarla mentre lei cantava felice gonfiando il petto:poi come una freccia partiva gridando e incrociandosi con le altre rondini del cielo.Anche la sera io stavo alla finestra a vederla riposare tra un volo e l'altro:poi quando il cielo impallidiva e sotto il tetto si faceva buio,la rondine entrava nel nido per dormire.Quando nel nido nascevano i rondinini,lei aveva un gran lavoro a correre tutto il giorno a caccia di moscerini da riversare poi dentro il becco dei suoi figlioli.Una volta,mentre la rondine dal cielo scendeva in picchiata verso il tetto,si infilò per la finestra dentro la mia camera:fece tanti giri,poi ritrovò la finestra.Non posso sapere se avesse sbagliato il volo o se avesse voluto entrare in camera mia per curiosità,per vedere finalmente come era fatto il nido dove dormivo io.
(C.Bettei)

 

 

Le Langhe a primavera

La campagna scoppia nel verde e nei fiori:E' la stagione in cui tutto germina,i rami si allungano,le foglie si moltiplicano.Giro sulle colline del Monferrato.A distanza ravvicinata dai miei colli vedo le groppe alte e scure delle Langhe.Il cielo è terso,il sole splende alto,le strade asfaltate,in mezzo al rigoglio della vegetazione,laggiù in basso,paiono nastri d'argento.Le guardo dall'alto della collina:persino le rare macchine che l'attraversano nel pomeriggio si inseriscono nel paesaggio luccicanti come macchie di colori.
Il silenzio della campagna è rotto soltanto dai merli,dai verdoni,dagli usignoli che si richiamano l'un l'altro,mentre appena accennati giungono trepidi i pigolii dei nuovi nati.Salgo sulla stradina dove l'erba fa da tappeto,soffice,pulita per la breve pioggia di ieri.E' ancora una delle piccole stradine vicinali che ha resistito all'asfalto e anche alle pietre.Tutt'attorno si alzano piante di gaggie con i rami penduli sotto il peso dei fiori bianchi a grappolo,profumati.Si cammina come in un sogno,come se il mondo degli uomini e le voci e i rumori e gli affanni e le ansie e gli stress fossero cose inesistenti.
Scopro fiori nuovi.I fiordalisi selvatici nel loro blu pervicace e il trifoglio con i rotondi fiori rossi e azzurri e le margherite a migliaia cresciute come siepi fra le quali si ergono rossi i papaveri .
Alla curva della strada,prima che inizi l'armoniosa sfilata dei filari con le viti che giù mostrano i piccoli grappoli verdi,ecco una gran pianta di sambuco:E'tutta in fiore,bianca come una sposa di paese fino a ricoprirle le foglie e il tronco.Di colpo i fiori di sambuco mi ridestano l'infanzia.Anche oggi ,come quando mi entravano negli occhi innocenti della fanciullezza,i fiori di sambuco mi appaiono di una bellezza straordinaria.Una leggera brezza smuove appena le tenere foglie delle viti e i filari paiono brevi onde di un mare verde.
(Rid. e adat.D.Lajolo)

 

 

Disgelo

In un primo tempo la neve disgelò all'interno,in silenzio e in segreto.Quando una buona metà di quella immane fatica venne compiuta,non fu più possibile tenerla nascosta.E il prodigio si rivelò.
Dalla coltre bianca che si fendeva l'acqua corse fuori e cantò.L'acqua trovava libero sfogo:si precipitava giù dai burroni,si spandeva in stagni,si riversava dovunque.
Presto il bosco si riempì del suo rombo ,del suo vapore.Nella foresta i torrenti strisciavano come serpi,si impantanavano e affondavano nella neve che ne legava i movimenti,scorrevano sibilando per i ripiani,precipitavano alzando pulviscolo d'acqua.La terra ormai non poteva più assorbire umidità.Da altezze vertiginose,quasi dalle nubi,se ne abbeveravano invece con le loro radici gli abeti secolari,ai cui piedi si depositava una schiuma bruna che s'asciugava in tanti cerchi,come la schiuma della birra sulle labbra e sui baffi.La primavera inebriava il cielo,che ne era stordito e si copriva di nuvole.Sopra la foresta navigavano basse nubi dai lembi sfilacciati che a momenti si abbattevano in tiepidi acquazzoni con un odore di sudore e di terra ,a spazzar via gli ultimi resti della nera ,squarciata corazza di ghiaccio.
(B.Pasternak.Il dottor Zivago)

 

 

La gita

Vi racconto l'ultima gita intorno a Roma che facemmo pochi giorni or sono,una domenica,in cinque amici.Partimo da piazzale Flaminio verso le undici.La macchina non era grande e in cinque si stava stretti.L'allegria ci veniva da fatto che era una giornata proprio bella,con qualche nuvola bianca qua e là per il cielo pulito,tanto per ricordare che si era in primavera,e tutta la campagna verde,di quel verde di maggio,tenero,gonfio,come spumoso che fa pensare al latte appena munto e quasi quasi verrebbe voglia di essere mucca soltanto per provare il piacere di metterci dentro la faccia. Anzi,Teodoro;interpretando il sentimento comune,andò addirittura a buttarsi in uno di quei prati,a gambe all'aria,nell'erba alta e fresca di rugiada;per poi venirne fuori tutto bagnato e arruffato,la bocca piena di trifoglio,tra le risate di tutti.Che pace,che silenzio,che serenità.Non passava nessuno,da una parte c'era un torrentello sassoso sotto una bella roccia rossa coronata di boschi,dall'altra campi e campi di grano tenero fino all'orizzonte.
(Rid e adat.A.Moravia.Racconti romani)

 

 

Biancafronte

Spinta dalla fame la lupa si alzò per andare a caccia.I suoi tre lupatti dormivano sodo,stretti in mucchio e si scaldavano a vicenda. Essa diede loro una leccatina e uscì.Era già il primaverile mese di marzo,ma durante la notte gli alberi,come in dicembre,si fendevano per il freddo e appena tiravi fuori la lingua,subito te la sentivi pizzicare.La lupa era malandata in salute,sospettosa:sussultava per il più piccolo rumore,continuamente presa dal pensiero che in casa sua durante la sua assenza qualcuno avrebbe potuto fare del male ai suoi lupatti.L'odore delle tracce umane ed equine,i ceppi,le cataste di legna e l a strada nera di concime le incutevano paura:le pareva che dietro gli alberi,appiattiti nelle tenebre,ci fossero degli uomini e che da qualche parte,nel bosco,urlassero dei cani.A causa della salute malferma non dava ormai più la caccia ai vitelli e ai grossi montoni,come un tempo,e ormai trascurava i cavalli coi puledrini e si nutriva soltanto di carogne;la carne fresca le capitava ben di rado di mangiarla,soltanto in primavera quando,imbattendosi in una lepre,le strappava i piccoli o penetrava in qualche stalla di contadini,dove si trovava qualche agnellino.La lupa ricordava che nell'estate e nell'autunno vicino ad una stazione di svernamento pascolavano un montone e due agnelle e che una volta,non da tanto tempo,le era capitato di passare lì davanti e le era parso di udire dei belati provenienti dalla stalla.E ora,avvicinandosi alla stazione,pensò che si era già in marzo e,a giudicare dal tempo,nella stalla avrebbero senz'altro dovuto esserci gli agnelli. Tormentata dalla fame,pensava con quale avidità avrebbe divorato gli agnelli e a questo pensiero i denti le abattevano e gli occhi scintillavano nel buoi come due fuochi.
(rid e adat.A.Cechov. Novelle)

 

 

Tramonto di primavera

Erano cresciute pallide viole al primo sole di febbraio.La sera,erano già recise nel gambo dalla brezza gelida che frugava la terra.Le cercavano tra le zolle rassodate dal freddo e sapevano,prima di coglierle,che erano già morte;languivano nelle tenere mani con la corolla cinerea appena striata di azzurro e di verde e odoravano di erba che non ha saputo succhiare il profumo della terra.La terra era acerba ancora e il grano appena spuntava;il tramonto pieno di rosso o di amaranto era una precaria festa del cielo che declinava rapido e cupo sui tetti della vecchia città.Le campane dell'Ave Maria ricordavano che la notte giungeva come sempre e il loro suono era respinto dal cielo freddo e vagava per i vicoli dove s'accendevano fatui lumi nell'ombra deserta.
Il ragazzo aveva già il ricordo di altre primavere e ora gli accadeva di desiderare un cielo alto ,pieno di rondini e un vento odoroso di foglie e di fiori giovani;il desiderio dava alla sua anima alcuni presagi di una malinconia che poi si sarebbe fatta più grave.I suoi compagni,mentre si avviavano verso il seminario,si stringevano muti intorno al prefetto e facevano,con la notte che incupiva,un solo,lobile mucchio di ombra.
(F.Jovine.Il pastore sepolto)

 

 

La rinascita degli olivi

Stamane,alla luce del sole,vedo il miracolo degli olivi.E' proprio come un miracolo:quando tutti li credevano morti,perduti,destinati ad essere tagliati per legna ,i più invece,e adesso,almeno fra gli olivi di questa valle,tornano a vivere.E' un avvenimento meraviglioso e importante di cui avevo sentito parlare:ma soltanto stamane alla luce del sole lo vedo con i miei occhi.E il miracolo avviene proprio fra gli olivi vecchi,centenari e forse millenari,che sono qui sotto la mia finesrta,ai piedi della casa di campagna in cui ho dormito.Gli olivi-già scheletriti e di color rossigno,oppure pallidi e biancastri-non si erano"mossi"durante la fine di marzo,dopo il terribile gelo e la nevicata dello scorso anno;non avevano dato segno di vita per tutto l'aprile;niente che avesse fatto sperare sino a metà maggio.-Non c'è da far più nulla-dicevano tutti,padroni e contadini:-Sono morti-.E adesso la vita ricomincia.Ma,fenomeno curioso,le prime avvisaglie di verde non compaiono in basso nei punti meno lontani dalle radici,o nel mezzo del tronco.No,le fogliolinemalle volte assai timide,spuntano prima di tutto in alto,nelle estreme punte degli olivi.E nel midollo del tronco,ecco,quel che era il tessuto opaco o marrone di un mese fa,ora comincia a ridiventar bianco.E la vita,per entro il fusto antico e duro, è ricominciata ad apparire.Ma prima di tutto sulla cima,sulla fronte,negli occhi dell'olivo:le foglie.
( rid e adatt, B.Tecchi.Storie di alberi e di fiori)

 

 

Risveglio

Jody aprì gli occhi di malavoglia:Pensò che bella cosa sarebbe nascondersi nel bosco e dormire tre giorni e tre notti senza interruzione.Cominciava a far chiaro a levante.Non sapeva se era stata la luce a svegliarlo,oppure le galline;le sentiva,l'una dopo l'altra,tra i rami dei peschi dove s'erano appollaiate per la notte,frullare le ali e ciangottare.la luce era tutta strisce del più bel arancione.Controluce i pini grossi si delineavano ancora tutti neri.Adesso,in aprile,il sole si alzava più preso.Non poteva esser tardi.Era già un progresso svegliarsi da solo,senza essere chiamato dalla mamma.Soddisfatto di sè,si voltò su un fianco dacendo scricchilare le foglie secche di granoturco del materasso.
Le strisce di luce si mescolavano assieme assumendo una tinta più carica.Un bagliore d'oro si estese fino alla vetta dei pini e,mentre Jody contemplava lo spettacolo,il sole stesso si levò,simile ad un padellone di rame che ascendesse tra i rami sospeso ad un filo invisibile.S'alzò un buffo di vento,forse il primo respiro del sole nascente,gonfiò le tende della finestra eraggiunse il letto accarezzando Jody in viso con la fresca morbidezza d'un manto d'ermellino.Egli giacque ancora un momento immobile ,esitante tra gli agi del letto e il richiamo del giorno di primavera;poi d'un balzo fu fuori dal nido ,in piedi sulla pelle di cervo.
(M.K.Rawlings.Il cucciolo)

 

 

Durante un temporale a primavera

Come ogni mattina la squadra dei boscaioli era partita prima di giorno,il paese dormiva e solo quando giunsero in alto,lungo la costa del monte,sentirono suonare le campane dell'alba.Deposti i sacchi cominciarono il lavoro.La sega a motore rompeva il silenzio del bosco e quando si fermava,sentivi il fracasso della ramaglia dell'abete che si schiantava. Così per ore;fino a mezza mattinata quando c'era la sosta per la merenda.In quella pausa si sentivano ritornare i soliti rumori del bosco.Ripresero il lavoro con lena fino a mezzogiorno,per il riposo più lungo.Terminato di mangiare,si udiva lo scalpicciare di un capriolo e,da oltre la valle, il brontolare del tempo:-Viene il temporale,e in mezz'ora sarà qui-Disse uno dei due che fumava guardando il cielo.Improvvise caddero delle gocce che c'era ancora il sole e un tuono secco svegliò chi dormiva.Subito si acquattarono sotto i rami di un abete.L'acqua scrisciava fra i rami e i lampi e i tuoni rompevano il cielo.Poco dopo incominciò a grandinare e i grani battevano giù dalle pigne e dai rami..Il più giovane dei quattro corse fuori nel diluvio per cercare di coprire la motosega.Si fermò su uno spiazzo e urlò:-Venite ,c'è un capriolo appena nato.-Uscirono tutti nel temporale per aiutarlo a riparare il neonato,che era quasi senza vita:con delle cortecce d'albero fecero una tettoia per lui e tornarono al riparo.Continuava a piovere e tuonare,ora le saette erano cessate,il temporale si stava spostando verso la valle.Loro pensavano al povero capriolo e quando si decisero a rientrare,passanado davanti al rifugio del piccolo,videro che era tutto rannicchiato ,tremava per il freddo,ma sembrava tranquillo.Quando tornarono in paese smise di piovere e lontano,verso il lago,apparve una striscia di azzurro.
(Rid e adatt.M.R.Stern.uomini,boschi e api)

 

 

Bill il cercatore d'oro

Il cuore verde del canyon era lì,nel punto in cui le pareti di roccia di staccavano brusche dalla rigida pianura e diventavano poi più dolci fino a formare un angolino riparato e pieno di forme delicate ,morbide e rotonde.Qui tutto riposava.Perfino il piccolo torrente interrompeva la sua corsa turbolenta abbastanza a lungo da formare un tranquillo specchio d'acqua.Più in basso il canyon diventava più stretto nascondendosi alla vista.Le pareti piegavano bruscamente una verso l'altra e il canyon finiva con un caos di rocce coperte di muschio e nascoste da una parete verde di viti rampicanti e rami d'alberi.Lontano,sopra i l canyon,si innalzavano picchi,alture e grandi colline silenziose ricoperte di pini ai piedi delle montagne.Nel canyon non c'era polvere:le foglie e i fiori erano puliti e intatti,l'erba era giovane,vellutata.Sopra la pozza,nell'aria tranquilla,svolazzavano i fiocchi bianchi di tre pioppi.Non c'era alito di vento.L'intensità dei profumi addormentava l'aria che era fine e frizzante.Lo sciacquio del ruscello attraverso il canyon era così tranquillo,così leggere le sue increspature che lo si poteva sentire appena in deboli e rari gorgoglii.Nel cuore del canyon ogni cosa si muoveva ondeggiando.I raggi del sole e le farfalle ondeggiavano avanti e indietro tra gli alberi.Il ronzio delle api e la voce del ruscello erano un ondeggiare di suoni.
(Rid e adtt.J.G.London.Il canyon tutto d'oro.)

 

 

Le quaglie

Le quaglie arrivarono proprio davanti ai lillà fioriti nella primavera che seguì immediatamente il loro matrimonio.Era la prima mattina calda,senza brina,solo rugiada.Sentendo il sole sul tetto lei si alzò prima del solito;quando vide le quaglie nel cortile posteriore,lo svegliò.Lui vide otto uccelli che razzolavano e beccavano nell'orto del loro padrone di casa.Lui le disse che erano le quaglie della California:Tutte avevano sulla fronte un pennacchio che dondolava.Giravano per l'orto come un gruppo di turisti,fermandosi per beccare il terreno,muovendosi silenziosamente,senza scopo e ciascuna per sè ,ma pur sempre in comitiva.La coppia si vestì perlando a bassa voce degli uccelli e guardandoli mentre facevano colazione beccando nel prato.Lui aprì la finesrta,sentirono l'odore dell'umidità del mattino e dei boccioli di melo.Dalla finestra entrava il sole.Quella sera,rientrando dal lavoro lui si fermò a comperare del grano,lo sparse vicino alla finestra e al tramonto gli uccelli ritornarono.Dopo l'arrivo delle quaglie la coppia puntò prima la sveglia.In principio fu per avere un pò più di tempo per il caffè e per guardare la covata.Poco dopo presero l'abitudine di mettere il grano sul davanzale della finestra ,e le quaglie si univano a loro per la colazione.
(Rid .R.Yngve.Narratori di poche parole)

 

 

Bimini

La casa sorgeva sulla parte più alta della stretta lingua di terra tra la baia e il mare aperto.Aveva resistito a tre uragani ed era una costruzione solida come una nave.L'ombreggiavano alte palme da cocco piegate dagli alisei,e uscendo di casa dal lato dell'oceano potevi scendere per la scogliera,traversare la striscia di rena bianca ed entrare nella Corrente del Golfo.A guardarla in questa giornata di primavera senza vento,l'acqua della Corrente era blu scuro.Ma quando t'immergevi,sopra quella rena bianca e farinosa c'era solo la luce verde dell'acqua,e di ogni pesce grosso si vedeva l'ombra molto tempo prima che quello potesse raggiungere la spiaggia.Là,in quella casa viveva un uomo di nome Thomas Hudson,che era un buon pittore e passava lavorando là e sull'isola la maggior parte dell'anno.Quando si è vissuto abbastanza in quelle latitudini i cambiamenti di stagione vi assumono la stessa importanza che hanno in tutti gli altri posti della terra e Thomas Hudson,che amava quell'isola,non voleva perdervi nè una primavera,nè un'estate,nè un soloautunno o inverno.
(E.:Hemingway.Isole nella corrente)

 

 

Nella tana del coniglio

Alice cominciava ad esserer davvero stufa di starsene seduta lungo la riva del fiume accanto alla sorella,senza far nulla.Un paio di volte aveva dato una sbirciatina nel libro che la sorella leggeva,ma,non vedendovi nè dialoghi,nè illustrazioni,"A che serve un libro senza figure nè conversazione?"pensò.
Stava giusto riflettendo(sebbbene la calda giornata primaverile,rendendola sonnolenta e intorpidita,glielo consentisse appena),se il piacere d'intrecciare una ghirlanda di pratoline valesse la fatica di alzarsi e raccoglierle,quando all'improvviso un Coniglio Bianco dagli occhi rosa le passò vicino correndo.Sin qui niente di straordinario;ma neppure quando udì il Coniglio mormorare"Povero me!Arriverò in ritardo!".Alice trovò la cosa insolita.In seguito,ripensandoci,Alice si rese conto che avrebbe dovuto meravigliarsene;al momento,invece, ciò sembrò perfettamente naturale.Quando però il Coniglio estrasse un orologio dal taschino del panciotto,guardò l'ora e affrettò il passo,Alice balzò in piedi e come un lampo la colpì il pensiero che non aveva mai visto prima d'ora un coniglio con il panciotto e tantomeno con l'orologio.Ardendo di curiosità,gli andò dietro,attraversando il campo fiorito di corsa e fortunatamente riuscì a vederlo mentre scompariva in una larga tana sotto una siepe.Immediatamente lo seguì,senza neanche lontanamente chiedersi in che modo sarebbe tornata fuori.
(L.Carroll.Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie)

 

 

I miei tre merli

Era aprile .Un amico arrivò a casa mia con tre merli poco più grandi di un pollice.Aveva notato,in giardino,la presenza di un merlo e visto il suo andirivieni fra l'edera che ricopriva un muro della casa e il folto della vegetazione.Quel pomeriggio il suo gatto si era arrampicato in mezzo all'edera ,e ,dopo un po' di trambusto,se ne era sceso con il merlo in bocca.La figlia del mio amico aveva udito allora un pigolio.Era salita su una scala e aveva scoperto,a pochi metri di altezza,un nido con tre piccolissimi merli,che mi furono portati subito.La cosa più grande che avevano era il becco,cerchiato di giallo.Lo spalancavano incredibilmente,appena sentivano avvicinarsi qualcuno.Dovevano avere una gran fame.Amalgamai dei pezzettini di fegato,della carne macinata,una fettina di mela,un tuorlo d'uovo e , con uno stecchino,mi provai ad alimentarli.Accettarono senza paura.Così diventai la Mamma dei tre merli.Mezzo spelacchiati,con il corpo tutto rosso e il pancino tondo,non facevano una gran figura.Riuscii a farli bere con il contagocce.Dopo aver mangiato si addormentarono subito,uno appoggiato all'altro.Li coprii con uno straccio di lana e dovettero sentirsi a loro agio.Da quel giorno d'aprile tutta la mia famiglia fu impegnata a salvarli.
(G.Giorgetti.Addio alla caccia)