Operetta

Genere di teatro musicale di carattere leggero con canto e danze inframmezzati da parti dialogate. L'operetta francese (detta anche opéra bouffe) iniziò a diffondersi nell'Ottocento in piccoli teatri come i Bouffes Parisiens, fondati da Jacques Offenbach; tra le oltre novanta operette scritte da quest'ultimo si ricordano Orfeo all'inferno (1858) e La Périchole (1868); Charles Lecocq, suo compatriota, fu autore di La fille de Madame Angot (1872).

Le radici dell'operetta viennese affondano nel Singspiel e nelle farse locali. Il compositore austriaco Franz von Suppé contribuì a fissare la forma e vi primeggiò, producendo opere come La bella Galatea (1865), Cavalleria leggera (1866) e Boccaccio (1879). Con Johann Strauss junior l'operetta viennese raggiunse celebrità internazionale. Un elemento essenziale delle sue operette fu il valzer; con Il pipistrello (1874) introdusse un carattere di sentimentalità e di serietà melodrammatica. Un altro importante autore austriaco di operette fu Franz Lehár, autore di La vedova allegra (1905).

In Italia ebbero un discreto successo le operette di Giuseppe Pietri (Addio giovinezza, 1915; Acqua cheta, 1920), M.P. Costa (Scugnizza, 1922) e Virgilio Ranzato (Il paese dei campanelli, 1923; Cin-Ci-là, 1925).

L'operetta inglese si sviluppò dalla breve ballad opera, uno dei cui esempi migliori resta The Beggar's Opera (1728) di John Gay, che influenzò con la sua satira sociale e politica artisti di epoche successive come Bertolt Brecht e Kurt Weill. Il massimo successo del genere venne raggiunto con le opere leggere di Arthur Sullivan e William S. Gilbert, come H.M.S. Pinafore (1878) e Il Mikado (1885).

Il maggior compositore statunitense di operette fu Victor Herbert, che ne scrisse 40; dopo il 1930, l'operetta negli Stati Uniti si è progressivamente fusa con il musical e la commedia musicale.