Cromatismo
In una composizione musicale, l'uso di note che non appartengono alla scala su cui essa è basata. Un intervallo cromatico si produce alzando o abbassando di un semitono una singola nota della scala diatonica. Nel canto medievale e nella prima polifonia si usava alterare determinate note (in genere il si in si bemolle) secondo le esigenze di specifiche norme estetiche. Alla fine del Cinquecento alcuni compositori italiani di musica vocale, come Carlo Gesualdo, introdussero sequenze di accordi rese possibili solo dall'uso del cromatismo. Verso il 1650 l'impiego delle note cromatiche era ormai formalizzato all'interno della gerarchia di note e accordi che caratterizzava il nuovo sistema tonale, basato sulla scala maggiore e minore: esse erano anzi diventate essenziali per la modulazione da una tonalità a un'altra.
L'uso del cromatismo crebbe radicalmente nell'Ottocento, dando luogo alle cariche ed espressive armonie della musica tardoromantica, ma indebolendo al tempo stesso la percezione della tonalità. Verso l'inizio del Novecento l'esteso impiego del cromatismo portò al crollo del sistema tonale, e allo sviluppo di un nuovo concetto di scala cromatica, quello della dodecafonia.