Storia, particolarità e curiosità dei piccoli centri del territorio comunale di Borghi

 


 

 

La mappa del territorio comunale

 

 

 

Il viale che porta alla chiesa di Gorolo

La chiesa di Gorolo

Gorolo è un piccolo nucleo abitativo di 152 abitanti del comune di Borghi ed è situato su un declivio; si sviluppa lungo la strada che scende da San Giovanni in Galilea verso Lo Stradone.

Lo si può vedere bene da Borghi e si nota che la sua forma è allungata.

Ha una posizione panoramica sul mare particolarmente suggestiva; è per questo motivo che negli ultimi anni sono state costruite e ristrutturate molte abitazioni, e questa frazione del Comune di Borghi si è ripopolata di nuovi residenti.

La sua piccola chiesa è dedicata a S. Maria Maddalena.

Costruita nel XIV secolo, si componeva di un unico altare, di immagini della Vergine e di alcuni Santi; non vi era campanile. Restaurata nel XVII secolo, divenne parrocchia nel 1930 e lo rimase fino al 1975.

L'attività produttiva prevalente rimane ancor’oggi quella dell’agricoltura ed in particolare, nella parte più bassa, della frutticoltura, che in primavera nel periodo della fioritura dona a questo paesaggio una straordinaria bellezza.

A cura di Francesco Comandini, Mattia Drudi e Luca Reale

E’ la frazione più popolata del comune di Borghi (554 abitanti) che ha visto dagli anni ‘80 moltiplicare i propri nuclei abitativi.

Si sviluppa a valle, sulla strada che da Santarcangelo di Romagna segue il corso del fiume Uso, ai piedi delle prime colline che conducono a Borghi, sul confine con la provincia di Rimini.

Recentemente è stata inaugurata la nuova chiesa, più capiente, intitolata a Sant’Antonio da Padova, come la cella che ha sostituto.

Questo titolo era stato ereditato da una cella situata in località Raggiano e distrutta nell’ultimo conflitto mondiale.

Anticamente la sua economia era legata, per la sua vicinanza con Tribola, all’ estrazione del gesso.

Oggi sono fiorenti soprattutto la coltivazione in serra ( fiori e ortaggi) e la frutticoltura; sono presenti anche piccole imprese.

A cura di Giulia Lasagni, Simon Magnani, Sonni Alvisi e Melissa Rocchi

Una veduta de Lo Stradone

La nuova Chiesa di Sant'Antonio da Padova

La Chiesa di San Bartolomeo

La caldaia di una vecchia trebbiatrice al Museo Urbini

La cava di Calbana

Masrola, frazione di 201 abitanti, si trova lungo il fondovalle del fiume Uso ai piedi del colle di S. Giovanni in Galilea.

Qui si trova la chiesa "S. Bartolomeo di Calbana".

Al catasto del 1636 è denominata S. Bartolomeo di Masrola: venne distrutta da una frana e fu ricostruita nel 1958 in un altro luogo, che è quello attuale.

A Masrola ogni anno, per la festa di S. Bartolomeo (in Maggio) si svolgeva una grande festa; ancora oggi si è mantenuta questa tradizione.

E’ sede di un interessante museo sulla " Civiltà Contadina Romagnola " di proprietà del Signor Urbini ( 0541/ 939112) che con scrupolo e amore per le proprie origini ha raccolto suppellettili arredi, attrezzi e macchinari, a testimonianza di un mondo ormai estinto.

L’attività produttiva principale è rappresentata l’attività estrattiva della cava "Calbana", funzionante nell’ultimo cinquantennio, che occupa molte persone nell’estrazione, lavorazione e trasporto di massi di ghiaia.

A cura di Giulia Lasagni, Simon Magnani, Sonni Alvisi e Melissa Rocchi

 Definito “tappeto volante” sul Montefeltro da Tonino Guerra, sorge su di un colle di forma trapezoidale e sovrasta le vallate dei fiumi Uso, Rubicone e Marecchia, offendo una magnifica veduta del panorama circostante, tanto da divenire Osservatorio meteorologico nel 1882 (collegato con l'Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma), da cui si potevano cogliere nitide immagini di Venezia e il percorso delle coste dalmate e istriane.

Dalla preistoria all’eneolitico, tra il III e il II millennio a. C., all’età del ferro, e infine ai primi insediamenti pastorali e agricoli romani, molti reperti testimoniano l'importanza di questo luogo:

- l’antichissima Pieve del VI sec. circa, citata nel Codice Bavaro, sorta nella prima evangelizzazione del territorio e distrutta da una frana nel 1742;

- il castello, legato alla signoria dei Malatesta di Rimini  e poi a quelli di Sogliano, fino al XVII secolo, quando tornò sotto il dominio della Santa Sede: intatto fino ai bombardamenti dell’ultima guerra, oggi restano solamente la torre, la rocca e la porta orientale;

 - infine il museo e la biblioteca Renzi, che raccolgono la maggior parte dei rinvenimenti geologici ed archeologici locali,  fondati nel 1879 da Don Francesco Renzi (da cui prendono il nome) .

Il museo oggi è suddiviso in quattro sezioni:

-       paleontologica;

-         preistorica;

-         romana;

-         medioevale- moderna .

La sezione paleontologica contiene materiale della zona di  Poggio Berni, dove nel  1981 sono stati rinvenuti  pesci fossili che risalgono all’inizio dell’età del ferro .

La sezione preistorica contiene una dettagliata rassegna sul “villanoviano della Romagna orientale con epicentro Verucchio”.

Il materiale della sezione Romana è rappresentata  da oggetti prevalentemente costituiti da corredi funerari, rinvenuti sparsi e che non consentono l'identificazione o la supposizione della presenza di nuclei abitativi.

Le collezioni più importanti della sezione medievale-moderna, invece sono costituite da lastre o pilastrini in marmo e calcare provenienti dalla zona circostante del castello di S. Giovanni in Galilea.

Oggi il paese, come tutti i paesi dell’area collinare, si è fortemente spopolato riducendo il numero degli abitanti a 190.

A cura di Francesca J. Fangarezzi, Davide Delvecchio e Giada Nicolini

Veduta aerea di San Giovanni in Galilea

La Chiesa di San Giovanni

Il nome "Converseto" anticamente denominava un punto preciso di Borghi in cui più strade convergevano e aveva sede un antico castello ("Raggiano"): con questo termine poi si venne a denominare col tempo solo il castello di San Martino in Converseto.

Del castello oggi non resta nulla.

Edificato nel XII secolo circa, nei pressi dell’attuale chiesa, fu distrutto dalla Compagnia di ventura del Conte Lando (1360) e poi ricostruito.

Nel 1621 fu veduto da Sigismondo II Malatesta a Mons. Francesco Sacrati (poi Cardinale) per 2000 scudi; nel 1625 fu devoluto alla Santa Sede.

La chiesa di San Martino in Converseto fu costruita probabilmente fra l’VIII e l’XI secolo, come cappella dipendente dalla Pieve di San Giovanni in Galilea.

Nel 1564 cessò di dipendere dalla Pieve di San Giovanni e fu eretta a parrocchia.

Nel corso dei secoli ha subito diversi restauri; quelli più consistenti nel 1700, nel 1950 per danni causati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e recentemente.

Dal 1992 la parrocchia di San Martino è stata unita a quella di San Giovanni in Galilea.

Oggi la casa canonica ospita la casa famiglia pronto accoglienza Rinfusa "San Giuseppe" che fa capo alla comunità Papa Giovanni XXIII, il cui responsabile generale è Don Oreste Benzi.

Quello di San Martino in Converseto è oggi il nucleo abitativo con il minor numero di abitanti (99).

A cura di Francesco Comandini, Mattia Drudi e Luca Reale

Tribola è situata tra Borghi e Savignano sul Rubicone e si sviluppa soprattutto sulla strada principale: conta 183 abitanti.

Famosa in passato per le attività estrattive che riguardavano la cava dei gessi, che per circa 200 anni ha rappresentato un vero e proprio sostentamento per gli abitanti di Tribola e de Lo Stradone.

L'attività, alla quale prendeva parte tutta la famiglia, con compiti diversi, consisteva nell’estrazione di massi, trasporto con muli o cavalli presso le abitazioni, cottura in rudimentali forni, insacchettamento e trasporto per la vendita presso Cesena, Rimini e persino Ravenna.

Il terreno dal quale si estraeva il gesso era di proprietà della parrocchia di S. Cristoforo di Borghi e veniva dato in affitto, in piccole pezzature, ai "gessaroli"; l'archivio parrocchiale conserva tutt’ora i contratti d’affitto.

L'attività ha avuto il suo momento di massimo sviluppo nel dopoguerra (il fronte di guerra del ’44 aveva distrutto molte case) fino ad esaurirsi intorno agli anni ’70.

Oggi ricordando questa attività gli abitanti di Tribola hanno costituito un circolo ricreativo chiamato "Il ritrovo dei gessaroli".

A cura di Francesco Comandini, Mattia Drudi e Luca Reale

Un affioramento di gesso

La Chiesa di Tribola

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